Partiamo dal presupposto che "un libro non si giudica dalla copertina" e quindi bisogna esprimersi su qualcosa dopo averla vista e/o provata. Per questo motivo sono andata oltre (con molti sforzi, lo ammetto), sorvolando pubblicità invadenti e fastidiose, volumi eccessivi, movenze un po' ridicole ed un egocentrismo evidentissimo. Insomma, se non si fosse capito, ho deciso di vedere la prima puntata di "Adrian: la serie evento di Adriano Celentano".
La prima serata di Canale 5 si è aperta con un siparietto introduttivo, che potremmo definire anche cabarettistico, piuttosto lungo a dire la verità. Tutto per introdurre il trionfale ingresso di Adriano Celentano. Osannato dal pubblico presente in teatro, che non gli nega ovviamente standing ovation e "Ti Amo" urlati a squarciagola; questo per tutti i 5 minuti in cui l'81enne "molleggiato" si è fatto vedere sul palco. Un po' pochino forse per degli spettatori paganti, che ti hanno atteso per alcune ore.
Togliendo questa introduzione infinita e autoreferenziale, parte (finalmente) la prima puntata di questa serie animata, scritta e diretta dall'Adrianone nazionale, e cosa vediamo dopo ben 7 anni di produzione del Clan Celentano?
Il tratto di Milo Manara è inconfondibile e gradevolissimo, l'animazione forse un po' meno (ma è un mio gusto personale). I dialoghi supervisionati da Vincenzo Cerami (scomparso nel 2013 e candidato all'Oscar per la Vita è Bella di Benigni), ahimè non mi hanno colpito tantissimo. Le sonorità di Nicola Piovani sono riconoscibilissime, come lo zampino di Celentano nella composizione della colonna sonora. Il focus, immancabile, su eccessiva urbanizzazione, non rispetto della natura e delle donne, mancata libertà e oppressione, sono tutti argomenti accennati e che sicuramente verranno approfonditi nelle successive puntate. Fin qui tutto bene, o almeno accettabile, se non per alcuni particolari, diciamo così. Innanzitutto il doppiaggio. Le voci scelte sono quelle di doppiatori eccellenti nel panorama italiano e quindi Celentano stona rispetto a loro; senza contare che, per quanto "giovanile", non ha un timbro adatto ad un giovanotto fisicato, alto, con due spalle larghe come un armadio a due ante. Oltre a questo "lieve cruccio audio" (sempre minore degli spot che per mesi hanno, effettivamente, fracassato un po'), qualcos'altro mi ha disturbato un po': le cose a caso che accadono.
Per fare qualche esempio, da ora in poi farò qualche piccolo spoiler,.
Non riesco a capire per quale motivo, in un futuro distopico non troppo lontano, la Rock-star della città canta Mentre tutto scorre dei Negramaro, cosa che posso solo giustificare con la volontà del gruppo stesso di partecipare, però non vedo il nesso. Come non ha senso a mio parere che un orologiaio diventi lo psicologo di un adolescente e gli faccia conquistare una ragazza, con una poesia/canzone conservata in un cassetto; per la serie: "Ho la soluzione a tutto". Oppure che la sua fidanzata, Gilda, sia perennemente nuda e pronta a saltargli addosso (ma quella può essere un pò "la firma" di Manara). Più che altro, dopo 45 minuti di episodio, non si è ancora capito dove vogliano andare a parare. E questa cosa mi spiazza. Da un lato sinceramente non lo seguirei, perchè vedo incongruenze narrative e situazioni irreali, dall'altro mi incuriosisce. Vorrei vedere se sarà un'occasione sprecata, come purtroppo mi sembra.
In fondo le premesse e le idee di base sono anche buone, ma rischia di diventare l'ennesima auto celebrazione di un artista italiano, fine a sè stessa. Spero di sbagliarmi, ma per il momento il mio presentimento negativo abbassa molto la valutazione. Probabilmente ho giudicato il libro dal primo capitolo, come capita a molti.
2/5 Stelle




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